Archivio della Categoria 'Riflessioni Rapide'

An End.

domenica 7 settembre 2008

Oggi finisce l’estate.

Non c’è un motivo fisico, ne qualcosa di spiegabile razionalmente. Fa ancora un caldo bestiale, anche se finalmente la terra è stata bagnata da qualche goccia di pioggia. E la scuola non è ancora cominciata.

Eppure, per me, oggi finisce l’estate.

Innanzitutto perchè ho appena concluso “Qualcuno con cui correre”. In pratica la mia estate è cominciata con questa lettura, e sento che terminato questo romanzo, qualcosa di significativo è successo. Mi ha arricchito dentro, in un certo senso ho corso anche io con Dinka, Assaf e Tamar.

E da domani, cambieranno molte cose. Basta “dolce far-niente”, tocca che mi rimetta sotto. Ripassi vari, schemi riassuntivi, controllo degli appunti, versioni da fare.

Però sono felice. Molto. Ed era veramente tanto che non mi sentivo così, pieno. Ancora una volta, devo ringraziare un Romanzo (con la lettera maiuscola, di rigore) e anche, soprattutto la persona che me l’ha consigliato. Sembra strano, ma con un semplice suggerimento mi ha fatto un regalo veramente grande.

Questo è l’effetto delle parole, lo strumento più forte che possediamo. Eppure, come tutti i “manufatti umani”, questo può essere usato per fare del bene, o per fare del male, molto male. Una parola può prenderti il cuore, strappartelo dal petto, infilzarvi tanti aghi e poi rimetterlo al suo posto, ancora perfettamente funzionante ma ferito in maniera forse irreparabile. E poi, un’altra parola, forse due, o un’intero vocabolario, possono mettere dei cerotti al cuore, che non tornerà più quello di prima, ma provocherà meno dolore.

E qui, ora, si conclude un’Estate. Strana, piena di avvenimenti perlopiù imprevisti, ma bella. Un aggettivo usato troppo spesso, questo, e che ha perso gran parte del suo valore. Ma mi sento di utilizzarlo ancora una volta, perchè quest’estate è stata bella come poche altre.

Perciò, un’ultima volta.
Grazie.

Riflessione Rapida #1

sabato 24 maggio 2008

In gita in Abruzzo ero nel letto, insieme ad un mio amico, stavo leggendo un libro. La stanchezza si faceva sentire, così, appoggiato sul comodino l’oggetto della mia lettura, mi stesi su di un fianco e chiusi gli occhi. Non volevo dormire, ma soltanto rilassarmi un attimo. Volevo rimanere sveglio ancora un po’, a riflettere su ciò che era accaduto durante il giorno.

Stavo leggendo un libro, sotto le coperte. Accanto a me leggeva anche Lorenzo. Chiudevo gli occhi.

Apro gli occhi, fuori dalla finestra, la luce dell’alba. A quanto pare, stavo sognando di essere sveglio.

È pazzesco come il fisico abbia complottato con la mente per farmi credere di avere ancora gli occhi aperti, quando invece stavo già “ricaricandomi le batterie”.

La morte potrebbe essere un po’ così. Pensiamo di essere ancora vivi ed invece magari siamo già tutti sepolti. Beh, da un certo punto di vista, effettivamente è così.